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"Il vero Plebiscito"

Luglio 17, 2007

5729 VOLTE NO!
Plebiscito a Priolo per il referendum contro il rigassificatore: il No vince con il 98% dei consensi

“Con questa grande partecipazione al voto per dire no al rigassificatore, i priolesi hanno interpretato la voglia di riscatto di tutti i siciliani, sbattendo la porta in faccia all’invasore (in questo caso i petrolieri) che da cinquantanni devastano impunemente il nostro territorio sotto l’odioso e falso ricatto occupazionale. Abbiamo dimostrato in maniera civile e democratica che il popolo siciliano non è carne da macello. Da oggi in poi non tollereremo più scelte fatte sulle nostra testa. I rigassificatori non sono né sicuri né convenienti, sarebbe stato da incoscienti costruirli nel bel mezzo della raffineria, che fino all’anno scorso è stata interessata da un pericoloso incendio: se li vadano a costruire altrove”. Con queste parole il segretario federale del Movimento per l’Autonomia, Raffaele Lombardo, ha salutato il risultato del referendum sul rigassificatore.
Un risultato che segna in maniera incontrovertibile un momento storico tutta la Sicilia. Gli abitanti di Priolo hanno dimostrato che i siciliani non sono più disposti a subire passivamente scelte prese altrove, sulla loro testa e mettendo a rischio la loro salute. E lo hanno fatto nella maniera più netta: il No ha raccolto il 98% dei consensi, 5729 voti contrari sui 5834 complessivi, con solo 75 voti favorevoli. Risultato che acquista una valenza ancora maggiore alla luce del dato dell’affluenza alle urne, il 57,43% ” tenuto conto del periodo estivo e della campagna di disinformazione scientificamente praticata sul territorio per denigrare o banalizzare come priva di significato la consultazione” come ha sottolineato Rossana Interlandi, assessore regionale al territorio ed ambiente del Mpa, in prima linea nella battaglia sul referendum, insieme al segretario provinciale del Mpa di Siracusa, Salvo Sorbello, e al comitato per il No al rigassificatore.
“Questa giornata segna un punto importante – ha proseguito Lombardo – perché è la dimostrazione che se siamo uniti e organizzati anche politicamente, possiamo condizionare le decisioni unilaterali di chi oggi ci sfrutta, affinchè costoro imparino a rispettarci. Di fronte a questo straordinario risultato, rivendichiamo il convinto e straordinario impegno del Movimento per l’Autonomia, dei nostri dirigenti siracusani e dei cittadini priolesi che con coraggio hanno resistito alle profferte fasulle di chi pensava di realizzare un pericoloso rigassificatore nel già martoriato triangolo di Piolo-Augusta-Melilli”.
“Mi auguro proprio che da oggi si cominci a parlare concretamente di bonifica del territorio – ha concluso l’assessore Interlandi – e che dunque le aziende per prime capiscano la necessità di invertire la rotta rispetto ad un passato troppo condizionato dalla ricerca del profitto a basso costo, per loro, ma con un costo altissimo da pagare per la popolazione. Che oggi ha dimostrato di non essere più disposta a subire passivamente scelte che somigliano ad imposizioni, decise altrove e sulla sua pelle.”

http://www.youtube.com/watch?v=qV_rH20SzCk

tratto da http://www.mpa-italia.it/articolo.php?id=181

Celebriamo tutti Garibaldi

Luglio 4, 2007











Duecento anni dopo la sua nascita occorre riscoprire il vero Garibaldi nella sua veste di uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Vuol dire rifiutare i moltissimi libri di storia e le fiction così poco attente alle verità storiche.

Il 4 luglio è il giorno in cui cade quest’anno il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Dei quattro padri della Patria Garibaldi è quello a cui spetta il posto d’onore. E’ l’eroe dei due mondi, l’eroe senza macchia e paura, bello, alto (in realtà solo 166 cm) con i capelli alla nazzarena, un’icona intoccabile, una sorta di reincarnazione di Gesù, un vessillo dell’Italia, a cui sono stati dedicati monumenti, piazze strade, dappertutto, persino all’estero. Garibaldi è un personaggio caro ai fascisti (la mobilitazione alla garibaldina), ai comunisti (le brigate Garibaldi), ai socialisti, ai massoni, ai liberali, ai repubblicani, ai monarchici, ai democratici, ai totalitaristi, ai guerrafondai, ai pacifisti, ai nazionalisti, ai mondialisti, agli idealisti (pochi a dire il vero) e ai (tantissimi) furbacchioni per i quali l’italianità è un affare, un’interessante occasione per la redistribuzione delle risorse, per la conservazione della “sedia”.Ho sempre rifiutato la storia ideologica, la divisione fra i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra. Da appassionato di storia cerco di guardare i fatti, di giudicare con occhio sereno. Mi sembra che molti storici abbiano travalicato i limiti di una corretta presentazione di questo personaggio contribuendo al radicarsi di quel “mito” che si fonda sugli episodi di eroismo, sui ritiri a Caprera, sull’austerità della vita, sul fascino e presa sulle donne, sulle tourneè all’estero.Il mito di Garibaldi fu gonfiato fin dalla sua gioventù in Sudamerica. Proprio là si verificano alcuni episodi non proprio edificanti: rappresaglie contro i civili come quella in danno della città di Imaruhy, saccheggi, scorribande, assassinii. Il Generale si trova a combattere non sempre per la libertà dei popoli, ma anche per le famiglie dei latifondisti, per gli sfruttatori degli indigeni. Durante l’esperienza sudamericana sposa Anita la quale era però già maritata a Manuel Duarte che sparì dalla circolazione. Fu forse eliminato? In proposito nelle sue memorie Garibaldi scriverà: “Se vi fu colpa io l’ebbi intiera”.Durante il soggiorno sudamericano Garibaldi intraprese operazioni di guerriglia, di pirateria che si portò dietro anche qui in Italia. Lanciò attacchi improvvisi, attacchi alla baionetta, compì ritirate fulminee, ma fu in difficoltà quando si trattò di gestire situazioni di guerra non da pampas. Chissà che cosa avrebbe combinato se avesse accettato l’offerta di un comando nell’esercito nordista fattagli dal Presidente americano Lincoln. “Io in cento combattimenti non conto una sola sconfitta” disse Garibaldi, dimenticandosi però di aver perso a Mentana e non certo, diversamente da quello che ci è stato insegnato, a causa dei fucili Chassepots in dotazione ai francesi dal momento che queste armi non erano molto affidabili poiché si inceppavano e si scaldavano troppo. Come lo stesso Garibaldi ammise fu fortunato, o meglio ben aiutato. Dopo un secolo e mezzo come si può credere che Garibaldi abbia conquistato con soli 1000 uomini il Regno delle Due Sicilie? In realtà i documenti provano che lo sbarco in Sicilia fu protetto da navi inglesi. Londra fornì tanti appoggi. Gli inglesi avevano forti interessi in Sicilia per l’estrazione dello zolfo. Volevano “liberare” il Regno delle Due Sicilie per favorire i loro traffici nel Mediteranneo, anche in conseguenza dell’apertura del canale di Suez. Garibaldi fu pronto a difendere gli interessi dei “fratelli” inglesi anche a costo di uccidere altri italiani. Che cosa dire infatti del massacro di Bronte compiuto da Bixio? Altro che il Proclama di Marsala con il quale era stata promessa la terra ai contadini! Garibaldi stesso ordinò “l’invio di una forza militare atta a sopprimere li disordini che vi sono in Bronte e che minacciano le proprietà inglesi”. In un discorso pronunciato a Londra nel 1864 Garibaldi dichiarò: “Il popolo inglese ci ha assistito nella nostra guerra nel sud Italia…. la Regina ed il governo inglese rappresentato da lord Palmerston, lord Russel e Mr Gladstone, si sono stupendamente comportati verso la nostra natia Italia. Se tale non fosse stato il loro contegno, noi saremmo ancora sotto il giogo dei Borbone di Napoli. Se non fosse stato per l’ammiraglio Mundy, non mi sarebbe mai stato permesso di passare lo stretto di Sicilia”. Anche nella decisiva battaglia del Volturno, Garibaldi fu aiutato dai Piemontesi ed Inglesi.La spedizione dei mille fu finanziata, fra l’altro, con 2 miliardi di franchi oro raccolti da Cavour, con 3 milioni di franchi francesi raccolti dalle logge scozzesi della Massoneria (in Inghilterra, Canada, Stati Uniti) e dal Governo Inglese. E così mentre il furbo ministro di Francesco II, il “fratello” Liborio Romano, i furbi generaloni, i furbi ammiragli dell’esercito e della marina Borbonica e altri numerosi “galantuomini” si vendevano, cioè si “sacrificavano” cambiando casacca, i poveri soldati fedeli al loro Re furono deportati nei campi di concentramento del Piemonte e della Lombardia nei quali le condizioni di prigionia era ben peggiori di quelle della fortezza dello Spilberg.Oggi sono in molti, anche fra gli italiani, quelli che accusano gli Stati Uniti di interferire negli affari degli altri paesi (Irak, Aghanistan). Non sarebbe male però ricordare anche come fu fatta l’unità italiana, meditare sulle parole di Francesco II : “una guerra ingiusta e contro la ragione delle genti ha invaso i miei stati nonostante ch’io fossi in pace con tutte le potenze europee”.Garibaldi fu una pedina dei Savoia, di Cavour, di Mazzini, oltre che della Massoneria nella quale ricoprì incarichi di prestigio, di rappresentanza anche incompatibili fra loro. Nel marzo 1862, per esempio, il Grande Oriente di Rito Scozzese siciliano con sede a Palermo gli conferì la carica di Gran Maestro e Gran Commendatore. Il Generale si rese conto solo molto tardi di essere stato usato, ma non fece mai una seria autocritica.Garibaldi fu un personaggio davvero strano, pieno di contraddizioni. Fu un mix “di brandelli di utopie sansimoniane, di riformismo socialista, di esasperato nazionalismo, di internazionalismo pacifista.” Si considerava figlio del popolo, ma non perdeva occasione per accusare il popolo: “i contadini sono nemici o indifferenti alla dignità nazionale, al governo prestabilito”. Esaltava l’emancipazione operaia, ma considerava i contadini servi del clero e della reazione antiunitaria. Si considerava un figlio del popolo, ma la sola forma di governo che propugnava era il potere dittatoriale, in funzione antiparlamentare. “Affidate il potere ad un solo uomo. Scegliete un onesto solo per capitanare la nazione, insignitelo del supremo potere”.Nelle sue “Memorie”, nei “Mille”, nei suoi “Discorsi”, Garibaldi è sferzante contro tutto e contro tutti, irriverente. Descrive le sue gesta, ricostruisce la propria vita, rimuovendo però quei fatti che possono incrinarne il mito. Fra il 1851 ed il 1853 bazzicò in Perù dove ottenne il comando di una nave. Di questo periodo, dei suoi viaggi, stranamente, si hanno poche informazioni. L’armatore Denegri raccontò che “Garibaldi m’ha sempre portato i Chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi ed in buona salute, perché li trattava come uomini e non come bestie”. In sostanza il Generale, trasportava manodopera cinese da destinare alle piantagioni sudamericane ed alle miniere peruviane delle Isole Chincas in cui le condizioni di vita erano infernali. Oggi un comandante di una nave così lo definiremmo “scafista”. Nel pensiero del Generale emerge un’anticlericalismo viscerale mutuato forse dalla tensione con il padre e con il maestro entrambi bigotti. I suoi insulti raggiungono livelli ridicoli. Definisce Pio IX “un metro cubo di letame”, un “vampiro”, ed il prete “la più nociva delle creature”. Tuttavia quando, nel 1860, sposa Giuseppina Raimondi il matrimonio viene celebrato in chiesa alla faccia del suo anticlericalismo. La felicità dell’evento durò poco, giusto il tempo della celebrazione dal momento che al Generale, appena uscito dalla chiesa, venne consegnato un biglietto anonimo in cui si diceva che la Raimondi era incinta. Garibaldi per chiedere il divorzio e l’annullamento del matrimonio scrive una lettera che è un ricettacolo di ipocrisia e di comicità. “Il matrimonio non è stato consumato. Prima del matrimonio dall’8 dicembre fino verso il 20 gennaio io ebbi con essa delle copulazioni, ma verso il 20 essa si ammalò del creduto vaiolo ed non vi fu più contatto carnale: quindi essendo avvenuto il matrimonio il 24 e non avendola più copulata, io penso che si può considerare il matrimonio non consumato”. Pur di ottenere l’annullamento del matrimonio (cosa che avverrà comunque ad opera di un tribunale italiano nel 1880), Garibaldi, nonostante fosse così anticlericale, aveva pensato persino di inviare una supplica al Papa !Ci hanno sempre dipinto Garibaldi come una persona che viveva in povertà, una sorta di francescano. E’ anche vero però che il Generale era contornato da squali. Garibaldi non vide o fece finta di non vedere i furti, l’immoralità, gli arricchimenti improvvisi, gli scandali della sua comitiva (ad iniziare dai figli). Nel 1855 grazie ai risparmi ed all’eredità del fratello acquistò metà dell’isola di Caprera e nel 1865 anche l’altra metà. E’ certo che i soldi non gli mancavano. Ammiratori italiani e stranieri, affaristi, “fratelli”, lo foraggiano. Lo finanzia anche il governo sardo che gli corrisponde, nel 1876, una pensione di 50.000 lire annue che Garibaldi chiama l’”amaro boccone”. Oggi, 200 anni dopo occorrerebbe riscoprire il vero Garibaldi nella sua veste di uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Riscoprire il vero Garibaldi vuol dire rifiutare i moltissimi libri di storia che contengono la stessa chiave di lettura, le fiction e le trasmissione televisive così poco attente alle verità storiche, i discorsi triti e ritriti.

http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=707039532&H=

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NAPOLI – Contro-celebrazione del Movimento Neoborbonico e del popolo delle Due Sicilie a “piazza garibaldi”..

4 luglio 1807 / 4 luglio 2007: due secoli di bugie…

Bicentenario della nascita di GaribaldiContro-celebrazione del Movimento Neoborbonico e del popolo delle Due Sicilie a “piazza garibaldi”…


Nel giorno del bicentenario della nascita di Garibaldi (4 luglio 1807/2007) e mentre il Presidente della Repubblica celebra l’anniversario al Senato, il Movimento Neoborbonico ed il popolo duosiciliano “occuperà” simbolicamente piazza Garibaldi a Napoli manifestando con bandiere duosiciliane, striscioni e coreografici “rifiuti” presso la statua dedicata al cosiddetto “eroe dei due mondi” dalle ore 16.30 di mercoledì 4 luglio.
Da duecento anni, infatti, si continua a propagandare una storia fatta di retorica, luoghi comuni e mistificazioni secondo la quale Garibaldi avrebbe liberato e salvato le popolazioni meridionali: un apposito Comitato per le Celebrazioni sta continuando la stessa opera con oltre un milione di euro di finanziamenti pubblici.
Dopo duecento anni sarebbe necessario un dibattito obiettivo e imparziale che metta in evidenza i tanti errori e le tante colpe garibaldine: ateo e massone, mercenario e negriero, nel suo nome furono compiuti massacri e saccheggi ai danni del Regno delle Due Sicilie con conseguenze ancora vive su intere popolazioni che avrebbero ormai il diritto di conoscere la verità e di liberarsi di falsi miti e falsi eroi.
Nell’occasione i neoborbonici inizieranno una raccolta di firme per cancellare, nel nome della verità storica e per rispetto della memoria dell’antica capitale del Sud, il toponimo di “piazza Garibaldi” sosituendolo con “piazza della Prima Ferrovia Italiana” (nel ricordo di uno dei tanti primati della Napoli pre-garibaldina).

Ufficio Stampa
334 3823494

30000 GRAZiE!

Giugno 15, 2007

William Shakespeare era siciliano?

Maggio 18, 2007

Romanzieri come Sir William in Inghilterra non ne sono più nati.
Il suo stile è unico da quelle parti.
Le sue tragedie ricordano più quelle greche e latine in cui le passioni sono l’elemento dominante.

Ecco due interessanti articoli che mettono un legittimo dubbio sulle vere origini del personaggio che ricordiamo ad oggi, non ha una biografia.

Tratto da La Stampa
Shakespeare picciotto di Canicatti`
di Andrea Camilleri

La Fiera del libro di Torino di quest’anno dedicata a due importanti e attualissime questioni: il meticciato della cultura e le potenzialita` offerte al libro dalle nuove tecnologie. Bene, ma al gia` ricco programma, va aggiunta almeno una tavola rotonda che dibatta l’ipotesi avanzata dallo studioso ragusano Martino Juvara secondo il quale William Shakespeare non si chiamava ne’ William ne’ Shakespeare e non era manco nato in Inghilterra, bensi` a Palermo e il suo vero nome era Giovanni Florio. Ah, questi Florio! Non finiranno mai di stupirci. Possedevano flotte, industrie, vivevano una vita sfarzosa, ci lasciarono il marsala e la Targa, ma non ci fecero mai sapere che il Bardo apparteneva alla loro famiglia! Dunque. Questo Giovanni Florio, in quanto autore di un libello che venne giudicato eretico, abbandona la Sicilia e ando’ a vivere a Venezia in un palazzo che, manco a dirlo, era stato costruito da un tale ser Otello che aveva in una botta di gelosia strangolato la moglie (manco a dirlo, si chiamava Desdemona). Qui Giovanni s’innamora della figlia di un nobile milanese (manco a dirlo si chiamava Giulietta) la quale, visti gli ostacoli che si frapponevano al suo amore, manco a dirlo, si suicido`. Allora Giovanni se ne scappo` in Inghilterra e prese il cognome della madre (Crollalanza) traducendolo in inglese. E qui c’ una prima difficolta`. Sino a prova contraria, scrollare non lo stesso che crollare e quindi avrebbe dovuto tradurre il cognome con qualcosa di simile a Collapsespeare o equivalente. Andiamo avanti. Altra prova: su 37 drammi, 15 sono ambientati in Italia e, di questi, 4 tra Venezia e Verona. Mi permetto di dire che questa non e` una prova valida. Tanto per fare un esempio, al tempo del fascismo molte commedie erano ambientate in Ungheria, dove gli adulteri potevano accadere in liberta`, mentre in Italia il regime ci voleva tutti di assoluta fedelta`. Uno studioso del tremila potrebbe facilmente dedurne che gli autori non erano italiani, ma ungheresi che avevano tradotto il loro cognome. E poi: uno scrittore nato in Sicilia non puo` fare a meno di parlare e scrivere della sua terra. Quanti sono i drammi di Florio-Shakespeare che si svolgono, che so, a Canicatti`? E come mai tra tanti sicari non c’e` manco l’ombra di un mafioso? Come mai, tra tante efferatezze, non c’e` un incaprettamento? C’e` bisogno di una tavola rotonda. Lo confesso: sapere che Shakespeare e` un mio conterraneo, mi piacerebbe assai.

Articolo da cui Camilleri ha tratto lo spunto:

Tratto da LA SICILIA (15-04-2000)
Dottor Crollalanza e mister Shakespeare
di Antonio Casa

ISPICA – La notizia sta facendo il giro del mondo, suscitando, specialmente in Inghilterra, quella stessa indignazione che da noi provocherebbe se qualcuno ci dicesse che Dante era uno straniero trapiantato a Firenze. L’ardita tesi di uno studioso di Ispica (Rg), Martino Iuvara, 71enne docente in pensione, che ha trascorso gli ultimi dieci anni alternando la sua attivit pubblicistica (dirige un foglio locale) alla “scoperta” della vita, destinata quantomeno a mettere in dubbio la biografia ufficiale del piu’ grande poeta britannico. Secondo Iuvara, mister William Shakespeare era in realta’ il signor Michelangelo Florio Crollalanza, giunto da Messina , dopo tanto peregrinaggio, a Stratford-on-Avon, il borgo sul fume Avon dove la storia vuole che fosse nato l’autore di Romeo e Giulietta. Per spiegare la sua teoria, Iuvara fa ricorso a una dettagliata quanto rivoluzionaria argomentazione. I primi dubbi vennero colti proprio in Italia, nei primi anni venti, quando venne ritrovato un volume di proverbi, I secondi frutti, scritto nel XVI secolo da uno scrittore calvinista del Nord Italia, tale Michelangelo Crollalanza. Molti di questi detti erano gli stessi utilizzati da William Shakespeare ne l’Amleto. Qualche anno piu’ tardi fu il professor Besta, dell’Universita’ di Palermo, a riesumare le perplessita’ che provenivano anche da alcuni biografi del sommo poeta, simbolo della letteratura inglese. Il quesito, sempre quello, : William Shakespeare era veramente inglese? O, come oggi sostiene Iuvara, era originario di Messina, vissuto per qualche tempo tra il Veneto, la Lombardia e alcuni Paesi europei, fino ad emigrare forzatamente a Stratford-on-Avon, il borgo che, secondo la storia, dette i natali all’autore di Romeo e Giulietta. La Sicilia.it ha incontrato il professor Iuvara nella sua casa ispicese, a due passi dalla Chiesa della SS. Annunziata, meta in questi giorni del pellegrinaggio di numerosi fedeli in occasione delle festivita’ pasquali che frappongono queste celebrazioni a quelle dell’altra Chiesa cittadina per eccellenza, S. Maria Maggiore. Ci siamo trovati di fronte a un lucido 71enne, un ex docente e giornalista pubblicista che riesce a sovvertire (come vedremo in seguito) alcuni episodi che la storia tramanda. Professor Iuvara, come le venuto in mente di affermare che mister Shakespeare era in realta’ il dottor Crollalanza? A parte l’evidenza della traduzione della parola Shakespeare, da Shake (Crolla) e Speare (Lancia), mi sono limitato a riprendere gli studi che altri, in precedenza, avevano aperto. Cosi’, ho trascorso parte degli ultimi dieci anni a raccogliere documenti che confermano la mia idea. Perche`, veda, io pongo delle domande a cui nessuno ha mai saputo rispondere. E cioe’: come faceva il figlio di un guantaio, come la storia ci vuol fare credere, a possedere l’immensa cultura che Shakespeare dimostro` nelle materie classiche? Come poteva, un poeta inglese, e per di piu` a quei tempi, descrivere fedelmente luoghi, paesaggi e persone italiani, cosi’ come li ritroviamo in ben 15 delle 37 opere del sommo William? E perche` la biblioteca non e’ mai stata messa a disposizione dei biografi? Gia’. E Lei, come risponde? Esistono i documenti che provano che Michelangelo Crollalanza era figlio di Giovanni Florio e Guglielma Crollalanza, nato a Messina nel 1564. Studio` latino, greco e storia presso i francescani, prendendone il saio. Ma all’eta` di 15 anni fu costretto a fuggire con la famiglia in Veneto, a causa delle idee calviniste del padre, condannato al rogo dal Sant’Uffizio per aver pubblicato le sue accuse alla Chiesa cattolica. Michelangelo abito` nel palazzo di Otello, un nobile veneziano che, accecato dalla gelosia, aveva ucciso anni prima la moglie Desdemona. Dopo aver frequentato il frate dominicano Giovanni Bruno, s’innamoro’ a Milano di una contessina, Giulietta, che venne rapita dal governatore spagnolo il quale accuso` del sequestro il giovane Crollalanza perche` convinto anticalvinista. Giulietta si suicida e fu allora che Michelangelo fuggi` in Inghilterra, assumendo l’identikit di un cugino morto prematuramente: il suo nome era William Shakespeare. E come la mettiamo con la lingua? Le sue prime opere le fa tradurre e le mette in scena al teatro in legno “The Globe”. Poi quando sposa la moglie inglese, questa gli traduce i versi piu` famosi. D’altronde, anche per i biografi di allora, Shakespeare mostrava di avere un accento decisamente straniero. Ho quindi l’impressione che nessuno, in Inghilterra, abbia mai avuto il coraggio di tirare fuori la sua biblioteca lasciata in eredita`. Salterebbe fuori la sua vera identita`. Capisco la reazione degli inglesi. Sarebbe come se ci dicessero, all’improvviso, che Dante in realta’ era, faccio un esempio, uno spagnolo. Cosa spera di ricavare da questa storia? Lo faccio per passione. Mi diverto a spulciare antichi documenti e a rivedere la storia ufficiale, quando questa difforme dalla realta` dei fatti. L’identita` di Shakespeare non e` l’unico scoop della mia vita. Prego? La data dell’armistizio fra le truppe alleate e gli italiani, nel ‘43, dopo lo sbarco in Sicilia. Non fu l’otto settembre, ma cinque giorni prima, il 3. Venne ufficializzato l’otto per permettere a Badoglio di organizzare meglio, di salvare il salvabile fra le nostre truppe. Ho le foto che testimoniano il tutto. E lo hanno confermato sia Churchill che Castellano, il generale italiano che pose la firma a quel pezzo di carta. Anche la localita` indicata sbagliata. Non fu al ponte di Cassibile, ma qualche chilometro piu` avanti, sotto un albero nella campagna di S. Teresa Longarini. Esisteva pure una lapide, scolpita da un soldato americano, fatta sparire appositamente.
Signore e Signori, le nuove discussioni sono aperte.

Libertà

Maggio 18, 2007

DEDICATO A DUE AMICI.

I “credi metafisici” sono i presupposti filosofici propri di ogni individuo.

Accade che, le questioni sollevate dalle speculazioni interiori creino nella memoria curiose sedimentazioni, visioni o concezioni della realtà che poi si trasformano in convinzioni profonde, alle quali un soggetto si attiene consapevolmente o inconsapevolmente, senza mai porle in discussione.

Questo tipo di conoscenza ha le sue radici nella cultura e nella tradizione, il cui rigetto indiscriminato e totale non solo non permette di porre in luce la natura e i caratteri dell’individuo, ma neppure può aiutare a cogliere la genesi stessa del suo pensiero.

In filosofia il relativismo è la nostra rappresentazione del mondo da punti differenti, cioè, visioni prospettiche ciascuna delle quali contiene un germe di verità.

Kant diceva: ciò che conosciamo è relativo al mondo in cui il soggetto si muove.

Nietzsche sosteneva: non ci sono fatti ma solo interpretazioni.

Morale della favola, per poter sapere quale strada prendere per arrivare alla meta, bisogna prima conoscere la strada, ossia la consapevolezza delle cose.

Diceva Zenone: ciò che appare non ha alcuna importanza, perché la verità è comunque quella alla quale si arriva logicamente per mezzo della ragione e delle sue regole.

Parmenide a sua volta affermava: lessere è, il non-essere non è, ovvero l’essere non può non essere, in quanto il non essere non è e non sarà mai.

Meditate e riflettete. PUBLIUS VALERIUS

Eugenio Scalfari fa il botto!

Marzo 23, 2007

Il canuto maestro della (mediocre, ahimè molto mediocre…) editoria italiana si candida a vincitore dell’ambito premio “Il filo-risorgimentale dell’anno”, proprio in occasione del celebratissimo (e pure costosissimo!) bicentenario di Calibbardo.

Segnaliamo quindi l’opera “Il Risorgimento” di Lucio Villari, in vendita con Repubblica o L’epresso prossimamente (non chiedetemi di darvi anche i dettagli della data, non mi paga nessuno per pubblicizzare ’sta roba)
Slogan (ad effetto… la valanga di soldi che si beccano quelli del marketing, in questo caso sono stati ben spesi): “Senza, non ci saremmo”

Squallido, molto squallido…
Invece di confrontarsi sul campo aperto della ricerca storiografica, sui documenti, sul rigido metodo scientifico nella ricostruzione ed interpretazione dei fatti, i poteri forti del nostro bizzarro Paese persistono (ci scommetto, pur non avendola ancora sfogliata) nella solita umiliante (per noi discendenti delle Due Sicilie), fuorviante e ideologizzata versione dei fatti.

Ma la battaglia non finisce qui.

Marzo 8, 2007

Dedico questo post ad una goccia di rugiada.

Il divenire

Affinché il tutto si realizzi occorre una decisione fondamentale.

Questa decisione è l’inizio primordiale di tutto ciò che è .

Sappiamo sicuramente cosa siamo, ma non sappiamo cosa possiamo diventare e cosa più importante, non sappiamo mai cosa vogliamo .

Se si considerano le cose visibili intorno a noi, questi non sono altro che copie imperfette di un insieme di forme perfette.

Ed infatti, colui che riconosce il mutamento, non osserva più le singole cose, bensì l’eterna ed immutabile legge del divenire cioè, il senso, il corso delle cose, l’uno in tutto, il singolare nell’universale, …… il molteplice.

Ognuno di noi può riuscire a “rubare” ad altri qualunque cosa materiale, ma il sentimento, il pensiero, ossia la mente, non si possono rubare a nessuno, perché essi sono interiorizzati in noi, cioè appartengono al soggetto o ai soggetti che li detengono.

Sicuramente potranno cercare di interagire con essa, ma…. non potranno mai rubarla.

N.B. Come le linee di uno stesso piano, gli amori in ogni angolo possono salutarsi, e sebbene lontani, possono sicuramente incontrarsi.

Un saluto ai lettori da Yonkers!

Marzo 6, 2007
Un saluto a tutti i collaboratori di “Blog alla deriva”!
Un particolare ringraziamento, oltre che un caro saluto, è rivolto all’amico Jack Walsh che mi ha dato l’opportunità di poter partecipare e scrivere sul suo blog. Per me è enorme piacere essere presente e darò il mio piccolo contributo su questo blog che affronta diversi temi, dalla cultura della nostra cara regione all’attualità.. Spero che potremo confrontare le nostre opinioni, com’è giusto che sia, per poter arricchire l’immagine di questo blog.
“Mi sono imposto di avere il coraggio di dire tutto quello che ho il coraggio di fare.” (Michel Eyquem de Montaigne)

Donna dell’anno 2006

Marzo 1, 2007

L’anno scorso in modo plateale mi sono esposto per promuovere l’elezione di una persona al titolo di Donna dell’anno 2006.
Posso dire che oggi non lo rifarei!
Solo gli stupidi non cambiano idea.
Io non sono stupido!

Domanda.

Febbraio 28, 2007

Vorrei domandare ad una persona
che l’ anno scorso proponevo come donna dell’anno….
ma per chi mi sarei esposto?…
e poi perchè certe scelte politiche?…
non mi aspetto risposte….
ma solo sottolineare che non sono un povero ingenuo,
ma sull’ onda di una emozione
si può perdere la propria capacità di discernimento..
e allora ribadisco…..
e ho una personalissima opinione
chi non c’è più
è stato onorato
molto meglio

da chi lo ha conosciuto poco
PER LORO SOMMA SFORTUNA!!!